Il Jutaijutsu

Sezione: Scuola tradizionale di Arti Marziali

II Jutaijutsu è l’arte marziale tradizionale tramandata, conservata e sviluppata dalla Scuola Yoshin Ryu. In Italia, fino ad oggi, il coincidere di Arte e Scuola Yoshin Ryu è stata completa. Presente quindi dal 1978, si costituisce nel 1986 come Settore autonomo all’interno della Lega Arti Marziali (oggi “Area Discipline Orientali”) della U.I.S.P., operando una scelta volta a preservare e tramandare il Jutaijutsu nella sua veste di “arte tradizionale”, fuori dai circuiti agonistici degli sport da combattimento e in maggiore sintonia con gli scopi di Ricerca e di conoscenza delle tradizioni d'Oriente.

Arte di meditazione e combattimento, le radici del Jutaijutsu riconducono al Giappone pre-medievale, dove si sviluppa raccogliendo eredità di antichi antenati cinesi e, prima ancora, indiani.
Matrici di continuità si possono rinvenire, dal punto di vista storico e culturale, con alcune tradizioni dell’Oriente mistico e guerriero: dagli yu-hsieh (i nobili guerrieri erranti mohisti della Cina), agli yamabushi (monaci delle montagne giapponesi, per la cui connotazione guerriera  vennero chiamati Sohei), dai ronin (gli “uomini-onda”, samurai rimasti senza padrone) ai clan ninja fino ai più modesti ryu dei villaggi contadini.
Collegarsi ad una tradizione così antica, sviluppatasi oltretutto al di fuori dei canali “istituzionali” e delle classi dominanti, richiede una estrema chiarezza: è indispensabile dire che di questa tradizione oggi, nello stesso Giappone, ben poche tracce rimangono come realtà viva ed operante.
Le motivazioni di ciò sono anzitutto di carattere storico: il periodo Edo della storia giapponese vide, già a partire dall’inizio del XVII secolo, il cristallizzarsi dell’intera società in una stratificazione strettamente regolamentata delle classi sociali, con l’implacabile persecuzione delle realtà eterodosse. Il divieto di portare ed usare le armi per chi non fosse un Samurai, la regolamentazione delle stesse realtà religiose, il controllo costante esercitato, accrebbero enormemente la difficoltà di proseguire l’attività di Ricerca e di insegnamento per tutti quei Clan e quei gruppi organizzati che, nei secoli precedenti, avevano coltivato quel ricco filone dell’addestramento. Nella seconda metà del XIX secolo, poi, la riforma Meiji operò un’ulteriore forzatura, disarmando la stessa classe Samurai e, ponendo le basi per la costruzione dello Stato moderno, regolamentandone rigidamente i Ryu di appartenenza. Alle Arti Marziali si richiedeva un ruolo in armonia con il “nuovo” Giappone che si andava costruendo, favorendone la trasformazione in attività sportiva con valenza educativa: il Jutsu diventava ufficialmente do in quegli anni agli albori del XX secolo che videro il nascere delle discipline moderne (Kendo, Judo, Karate, Aikido). Queste stesse discipline furono poi per anni vietate al termine della Seconda Guerra Mondiale dai vincitori statunitensi.
Come sempre, la Storia viene scritta dai vincitori e di quella realtà di studio e di Ricerca pochi rivoli poterono tramandarsi in maniera nascosta e marginale. Ecco perché oggi affermare di insegnare Ninjutsu o discipline affini significa rischiare di compiere una mistificazione: una tradizione come quella dei Ninja era, assai più che un insieme di discipline codificate, un modo di pensare e di vivere, una maniera di agire che esulava dai comportamenti codificati e, perciò, articolato in una incessante ricerca di metodi e strumenti di azione non convenzionali, di conoscenza di se stessi e degli altri che trascendeva la cultura ufficiale ed i limiti imposti dalla società e dalle istituzioni.
A questo patrimonio frammentato, sopravvissuto più per spunti di possibile Ricerca che per reale bagaglio di nozioni,  la Scuola si avvicina con lo stesso spirito col quale il paleontologo potrebbe avvicinarsi ad un animale ormai estinto mirando ad una clonazione che dia nuova vita ad un essere  che altrimenti sarebbe scomparso.
Accanto ad un bagaglio tecnico estratto dal passato, quindi, è proprio questo terreno di Ricerca che si apre al praticante di Jutaijutsu, soprattutto dopo il conseguimento della Cintura Nera.

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